Psycho Fox – Master System

Psycho Fox era il classico titolo molto più bello da vedere che da giocare. Graficamente vicino alla generazione Mega Drive e quindi spettacolare per l’epoca, riprendeva gli elementi base della serie rivale Mario inserendo alcune idee originali. Prima fra tutte: la possibilità di cambiare personaggio raccogliendo appositi oggetti che permettevano di attivare la trasformazione in qualsiasi momento, mettendo in pausa. Altri platform hanno sfruttato questo meccanismo più tardi, ma in pochi lo facevano già nel 1989.

psycho-fox-master-system-2Il cast allargato cambiava completamente l’intero gameplay perché ognuno dei quattro animali selezionabili aveva le proprie caratteristiche. L’ippopotamo, ad esempio, era scomodo per spostarsi tra le piattaforme vista la stazza, ma necessario ad aprire nuovi passaggi e raccogliere così altri bonus. Il fatto che le trasformazioni fossero limitate in numero, rendeva necessario cercare l’oggetto giusto nelle ambientazioni e quindi esplorarle a fondo.

Nella struttura, comunque, Psycho Fox restava identico ai mille e più platform in stile cartone animato arrivati subito dopo l’idraulico Nintendo. Dovevamo completare ogni livello superando nemici e ostacoli con abilità, perché un solo colpo poteva voler dire Game Over. L’eccezione arrivava raccogliendo il prezioso corvo, un volatile che serviva sia come arma a distanza che come protezione (ma solo una volta).

psycho-fox-master-system-1Tecnicamente, ancora oggi va riconosciuta l’abilità degli sviluppatori nel creare personaggi ben definiti e discretamente animati, ma soprattutto ottimi fondali. Il numero e la scelta dei colori erano e sono ancora notevoli per quel periodo, oltre che azzeccati dal punto di vista stilistico. Tutto questo rese Psycho Fox molto popolare tra il pubblico, pur di nicchia, del Master System.

In realtà, come gioco di piattaforme prestava il fianco a diverse critiche per l’inerzia eccessiva dei personaggi e la difficoltà poco equilibrata. Si passava da livelli iniziali molto complessi a sezioni più all’acqua di rose, mentre il ritardo nei comandi rimaneva costante. Ma graficamente (su Master System) non c’era quasi nulla che potesse competere nel genere platform, e le ottime qualità estetiche bastarono a renderlo un successo.

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